La Nuova Frontiera della Cosmesi

Chiara Parisi 4 Novembre 2018

Cosa chiediamo ad un buon cosmetico?

La risposta sembrerebbe piuttosto ovvia: che sia efficace.

Ma non solo: Franco La Ferla, esperto di ambiente ed ecosistemi, definisce la cosmesi  un “fil rouge” che accompagna da sempre l’essere umano, pur nella varietà delle culture e delle abitudini. “Riconoscersi è certamente la finalità dell’uomo primitivo africano (e del contemporaneo di New York, Accra e Sintang): quando si dipinge il viso o tatua il corpo per identificare il clan cui appartiene, per partecipare a riti propiziatori, alle cerimonie religiose o a danze folkloristiche. “Bello come un dio” potrebbe essere invece lo slogan del ricorso alla cosmesi di uomini e donne che regnavano sulle comunità umane e costruivano una bellezza difficilmente imitabile dai loro sudditi. “Non più soltanto re e principi” è infine il passaggio al tempo in cui abbellirsi diventa possibile a tutti (o quasi): prendersi cura di sé per piacersi e piacere e così vivere meglio. Questo è oggi l’indirizzo della cosmetica per donne e uomini”.

La nostra pelle può essere quindi considerata un “guscio”, che protegge tutto il nostro corpo. Dato il ruolo prezioso che essa svolge per il nostro organismo, si può comprendere come sia importante detergerla, proteggerla, curarla adeguatamente attraverso l’uso di cosmetici adatti alle esigenze di ogni singola persona. Ma se un prodotto cosmetico, appartenendo al nostro quotidiano, sembra un prodotto semplice e banale, tuttavia è il frutto di una lunga ricerca scientifica basata su sperimentazioni e prove che ne dimostrino la sicurezza e l’efficacia, quando applicato sulla nostra pelle. Anche se spesso non ce ne ricordiamo, infatti, il prodotto cosmetico applicato su cute, mucose e annessi, in base a specifiche esigenze, concorre al mantenimento del loro buono stato, migliorando lo stato di benessere dell’individuo, sia mediante la gratificazione personale, sia con una conseguente migliore accettabilità sociale.

Oggi con ritmi sempre più frenetici il concetto di “Praticità” si affianca sempre di più a quello di “Efficacia”.

Controlliamo infatti che il cosmetico si assorba presto, che non macchi o unga, che ci permetta di truccarci o vestirci subito dopo l’applicazione, che ristrutturi la nostra bellezza.

E’ a questo punto che si aprono nuove frontiere della cosmesi: dopo anni del regno della Emulsione la cosmesi strizza un occhio alle preparazioni Anidre, cioè senza acqua.

Ma per fare più chiarezza procediamo per gradi.

COSA SONO LE EMULSIONI?

STO EMULSIONE

L’emulsione nasce nel 1911 dall’unione di tre scienziati: Isaac Lifschütz, Paul Gerson Unna e Oscar Troplowitz venne studiato un emulsionante, l’Eucerit in grado di creare emulsioni stabili e particolarmente bianche, da cui il termine “Nivea” assonante con “Neve”.

Isaac Lifschütz era il chimico che studiò l’emulsionante, Paul Gerson Unna era il dermatologo che colse gli aspetti rivoluzionari della emulsione ed infine Oscar Troplowitz fu quello che diventò molto ricco essendo un fondatore della compagnia Beiersdorf attuale proprietaria del marchio Nivea.

Prima di allora le creme, come le conosciamo oggi, semplicemente non esistevano.

L’Emulsione infatti è  una miscela formata da due composti separati dalle leggi della fisica.

Un esempio comune di questo fenomeno si può osservare versando dell’olio in un bicchiere d’acqua: per quanto si cerchi di mescolare le due sostanze torneranno divise.
Per formare un’emulsione stabile occorre l’emulsionante, un altro reagente che costringe i due composti a convergere in una sola sostanza.
Esiste una tale varietà di emulsioni da concedere una scelta personalizzata, infatti qualità e quantità degli eccipienti permette di scegliere tra latti e creme e ciascun prodotto dispone tra le altre cose di funzioni detergenti, idratanti o nutrienti.
Dal punto di vista storico il primo uso cosmetico delle emulsioni proviene dal mondo greco: il medico Galeno inventò un composto che successivamente venne chiamato crema, mescolando acqua di rose con olio d’oliva e cera d’api.
Andiamo a scoprire alcuni composti consigliati.

STORIA DELLA COSMESI

La storia della cosmetica fa fatta risalire agli antichi Egizi.

I cosmetici nell’antico Egitto avevano una profonda valenza religiosa non solo perché erano impiegati nelle cerimonie di purificazione e nella mummificazione, ma anche perché, come narra la leggenda, servivano a “ridare la vista al dio Horus”. Si narra che nella lotta con Seth, dio delle forze del male, Horus, figlio di Iside e Osiride, perse un occhio. Gli occhi di Horus rappresentavano il ciclo vitale del Sole e della Luna, della notte e del giorno, della luce e delle tenebre. “E’ proprio per ridare a Horus l’occhio perduto e quindi ritrovare l’equilibrio universale – spiega l’egittologa Jihane Zaki, docente all’Università del Cairo – che veniva usato lo stibio (in arabo “kohl”). L’occhio nero con un lungo prolungamento a forma di goccia che si trova raffigurato su numerosi sarcofagi è, infatti, l’occhio di Horus, simbolo dell’integrità, della salute e della salvezza.

L’abbondanza di reperti attinenti al mondo della cosmetica, esposti nei musei, sottolinea l’importanza di questi prodotti fin dall’Antico Regno, quando la paletta del trucco accompagnava i defunti nell’Aldilà. Ma l’importanza della cosmesi si protrae nei secoli: nel Nuovo Regno, la regina Hatshepsut organizzava spedizioni nella “Terra di Punt” (forse l’attuale Yemen o la costa somala)

per trovare ebano, avorio, ma anche incenso e resine per la sua toeletta.

Gli Egizi dunque mescolavano cera d’api, olio e polveri di galena, malachite e antimonio si ottenevano ombretti e evidenziatori oculari, il Kajal. Trucco, ma non solo: il pesante ‘make up’ degli antichi egizi, soprattutto delle bellissime regine come la leggendaria Nefertiti, non serviva solo a rendere i loro occhi colorati, seducenti e brillanti, ma aveva una vera e propria funzione preventiva e terapeutica, proteggendo di fatto gli occhi dalle infezioni.

Una scoperta dei chimici del tempo, in quanto si parla di sostanze – utilizzate come cosmetici – che non sono presenti in natura, come la laurionite, un cosmetico, sì, ma con potenti effetti antibatterici.Il piombo nel ‘make up’ egizio, insomma, sarebbe per gli scienziati francesi “il primo esempio conosciuto di un prodotto chimico su larga scala. Non c’è da meravigliarsi che “kemej,” la parola egiziana che indica la terra nera della valle del Nilo, sia arrivata a noi attraverso i greci e poi gli arabi per definire quella che oggi chiamiamo ‘chimica’.

In sostanza la cosmetica degli Antichi Egizi era anidra, cioè senza l’acqua.

COSMESI ANIDRA

La mancanza di acqua nella formulazione ha dei vantaggi notevoli:

  • I principi Attivi si conservano meglio e più a lungo
  • Una crema anidra non rilascia nulla immediatamente, perché non modifica la sua struttura, ma un po’ alla volta e dosa quindi il principio attivo lentamente. Alle otto applico la crema e alle ore venti ne riceverò ancora.Inutile dire che per certi cosmetici “curativi” questo meccanismo di cessione lenta è fondamentale.
  • L’effetto idratante può essere ottenuto se applichiamo la formulazione sulla pelle bagnata.

 

In sintesi le nuove frontiere della cosmesi sembrano strizzare sempre più l’occhio al passato, investendo nella ricerca della Cosmesi Anidra come nuovo ambiti di ricerca che affianca quello già consolidato delle Biomolecole.

Ne vedremo sicuramente delle belle!